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Il Sole 24 Ore


Mercoledì  6 Maggio 2009 pagina 1

«La grande distribuzione va fermata»

L`INTERVISTA: «Fermare l'espansione delLa Gdo in Sicilia» Il presidente regionale di Confcommercio e della Camera di Commercio di Catania in campo contro quello che ha definito «l'eccesso di liberalizzazioni della Regione Siciliana»
Imprenditore Pietro Agen 62 anni, di Imperia, è stato a lungo direttore generale di Confcommercio a Catania. E stato anche per un anno assessore della giunta guidata da Umberto Scapagnini ed è al vertice di Confcommercio Sicilia dal 10 luglio dell'anno scorso
Le richieste Il presidente della Confcommercio siciliana chiede alla Regione interventi legislativi a sostegno delle Camere di commercio e per calmierare gli eccessi della liberalizzazione sul fronte della Gdo
La crisi In collaborazione con i sindacati i vertici dei commercianti chiedono l'applicazione della cassa integrazione in deroga lavoro creati se ne bruciano mille.
«La Sicilia è terra di eccessi. Ma nella legislazione del commercio gli eccessi non giovano. La liberalizzazione sfrenata ha portato conseguenze gravi a Siracusa, Catania, Messina con il proliferare di ipermercati e centri della grande distribuzione organizzata».
A parlare è Pietro Agen, 62 anni, ligure («non genovese» dice) trapiantato a Catania, presidente della Camera di commercio etnea e della Confcommercio regionale. Uno che conosce bene il cosiddetto terziario (commercio, turismo e servizi) e gli umori della classe imprenditoriale catanese e siciliana.
Analizza il settore e cita Lenin: «La verità è rivoluzionaria» dice. Sono almeno cinque i temi su cui Agen fa richieste precise: le misure anticrisi, lo stop alla liberalizzazione selvaggia delle autorizzazioni alla Gdo, la difesa della legalità, la difesa della natura solidaristica del Consorzi di garanzia fidi, la richiesta di risanamento dei bilanci delle Camere di commercio. Un fiume in piena: «La Sicilia dovrebbe fare intanto una grande riforma: abolire le prerogative statutarie».
Una sua vecchia battaglia quella contro la Gdo: c'è la speculazione, lei dice, ma c'è anche la criminalità organizzata aggiungo io.
Le due cose non coincidono per fortuna. Solo in alcuni casi nei centri commerciali sono stati verificati gli interessi del la criminalità organizzata. In parecchi casi invece c'è stata una corsa cui Regione e Comuni hanno dato ampio spazio: non si capisce che per ogni 500 posti di lavoro creati se ne bruciano 1000
Ma sono stati previsti i centri commerciali naturali, le aggregazioni di piccoli negozi in aree specifiche.
C'era la legge è vero, ma mancava il regolamento e non c'erano fondi. Oggi l'assessore Di Mauro ha emanato il regolamento ma non ci sono fondi. Un sostanziale fallimento di cui l'assessore ovviamente non è responsabile.
Come si fa oggi ad aiutare il commercio?
Gli americano dicono: non parking non busìness. la Confcommercio chiederà di inserire bandi del Por per l a creazione di parcheggi.
E finisce come a Catania: grandi parcheggi vuoti, sospette infiltrazioni criminali, inchieste della magistratura...
Quelli, come ho già detto a suo tempo, sono parcheggi che possono tornare utili in caso di terremoto, per farci le tendopoli. Noi dobbiamo avere in testa il modello tedesco: centri storici chiusi al traffico ma con la possibilità di lasciare l'auto a poca distanza. Vorrei poi ricordare che quando ero in Giunta a Catania mi sono reso conto che c'era qualcosa che non andava in certe gare: mi sono dimesso e sono andato a denunciare. Tempo dopo ho scoperto che i magistrati stavano già indagando su quelle vicende.
Un altro modo per aiutare il terziario?
Oggi è importante tutelare i lavoratori, mettere in condizione le imprese di resistere alla crisi: sono almeno diecimila, secondo le nostre stime, gli addetti che hanno perso il posto di lavoro. Ecco perché dalla Regione ci aspettiamo provvedimenti nell'ambito della cassa integrazione in deroga, così come previsto per altri. Ma bisogna fare molta attenzione: insieme ai fondi della Cassa integrazione bisogna prevedere meccanismi di formazione obbligatoria per i soggetti che altrimenti potrebbero finire in un meccanismo di lavoro nero. Ecco perché stiamo lavorando insieme ai sindacati arrivando a richieste comuni.
Altra questione è quella delle Camere di commercio: lei è il presidente di quella di Catania, la più importante della Sicilia si può dire. Tutte hanno problemi di bilancio.
Già: c'è un problema di costo del lavoro ma soprattutto di sostenibilità dei costi pensionistici. Gli enti camerali siciliani sono in forte difficoltà proprio a causa delle pensioni. A Catania per fortuna abbiamo chiuso il bilancio bene ma altrove la situazione è drammatica. A Catania oggi abbiamo un centinaio di dipendenti che gestiscono la macchina ma non ci sono risorse per le imprese visto il peso del costo del lavoro: questo è uno dei motivi per cui io non mi ricandiderò alla guida della camera di commercio.
Cosa bisogna fare?
La Regione dovrebbe approvare una sola norma: adeguarsi alla legge nazionale. E un impegno del presidente Raffaele Lombardo, c'è anche un disegno di legge in Assemblea ma non va avanti.
E quindi?
Per Catania, Palermo, Ragusa e Siracusa una via d'uscita c'è: vendere le quote delle società di gestione degli aeroporti e creare il fondo pensioni.
Ha visto quanta fibrillazione intorno ai Confidi?
Si ma a meno non convince. Io credo nella missione solidaristica dei Consorzi e credo che debba essere mantenuta. Guardo con molta diffidenza una certa aggressività commerciale.
Un'ultima cosa: perché a Catania ci sono così poche denunce contro il racket?
Finora è stato un vanto avere un amico buono (un intermediario ,malizioso ndr). Ma oggi le cose stanno cambiando: l'altra settimana ho accompagnato un commerciante a denunciare. I commercianti denunciano poco perché sono abituati a parlare con noi.
nino.amadore@ilsole24ore.com

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